A ovest di Roma – John Fante (2002)

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“A ovest di Roma” è una raccolta di racconti (due, per la verità) pubblicata postuma. I titoli dei due racconti sono da soli tutto un programma: Il mio cane stupido e L’orgia.

Il primo racconta la storia di uno sceneggiatore sull’orlo del fallimento, sia professionale che personale. Non riesce a scrivere nulla di buono da mesi, con sua moglie è ormai ai ferri corti ed i suoi figli se ne stanno andando uno ad uno via di casa considerandolo sempre meno. Lui indolente assiste al declino della sua vita desiderando solo di potersene andare, lasciare tutto e tutti e prendere un volo diretto per Roma, il suo paese di origine. Rompe la sua monotonia l’arrivo di un cane grosso, sporco, puzzolente, irriverente ed ingestibile… e che lui chiamerà Stupido.

Il secondo invece (molto più breve del primo) ci racconta un padre di famiglia, gran lavoratore, che si concede nel week end degli svaghi poco ortodossi – il titolo spiega tutto. Ma quello che ci interessa non è quello che fa il padre, quanto più la reazione del figlio quando lo coglie in flagrante.

I personaggi sono diversi ed a tutti gli effetti i racconti sono autonomi, ma secondo me c’ è una parola che li accomuna: GENIALI.

Io credo che sia Fante sia i suoi scritti siano geniali. Lui scrive in un modo molto leggero, spensierato, anche superficiale a volte. Racconta le cose con un’ironia ben celata che quasi ci fa dimenticare la gravità di quello che sta raccontando.

Si perché Fante ci racconta la miserie delle persone, i loro lati negativi, quello che nessuno racconterebbe mai a nessuno. Ma lo fa in un modo pazzesco, facendoci ridere e provando veramente empatia nei confronti dei personaggi. Non penso sia ne una cosa che si impara ne una dote che si possa esercitare… o ce l’hai o non ce l’hai. E Fante ne ha veramente un casino.

E poi non posso che pensare che la storia dello scrittore che non riesce a spiccare sia un po’ anche la sua storia. Non dimentichiamoci che Fante vede la sua più grande fama dopo la morte.

Sicuramente non è un libro “magistrale”, ma è veramente molto bello.

 

 

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