E’ questa la terra promessa? – Eli Amir (2015)

0
390

Questo libro si può categorizzare come romanzo di formazione, e già qua ammetto che parto un po’ prevenuta. Perché? Perché credo che questo genere di libri siano molto importanti per raccontare e rendere accessibili, forse anche un po’ più concreti, squarci di storia popolare, al di la di ogni libro scolastico. D’altro canto, però, non mi catturano mai totalmente. Mi manca sempre quel pizzico di pepe e di poesia… ma sono sempre disponibile a ricredermi.

Il mio pregiudizio si conferma (in parte) anche in questo libro di Eli Amir, che racconta un pezzo di storia israeliana, ed in particolare la realtà dei kibbutz.

Prima cosa: cosa sono i kibbutz? In parole povere è una forma di vita a stampo prettamente socialista dove tutto è posseduto dalla collettività e ognuno vive e lavora allo stesso modo.

All’interno di queste realtà confluiscono ragazzi ebrei provenienti da diverse parti del mondo: Romania, Polonia, Iraq… E come è facile immaginare ognuno porta con se il suo bagaglio culturale, che però nel kibbutz viene chiesto di abbandonare per abbracciare una nuova cultura, quella del “nuovo ebreo”.

Sono sicura che se oggi qualcuno ci venisse a dire di mangiare diversamente, vivere diversamente e ascoltare altra musica, mettendo anche in discussione le regole sociali che ci sono state insegnate fin da piccoli, avremo qualcosa da ridire.

Allo stesso tempo, all’interno del kibbutz, c’è anche chi ci è nato e vissuto: i così detti “locali”. E’ così che, nonostante venga promossa l’uguaglianza (appunto secondo l’ideologia socialista) si creano dei “cittadini di serie A” e “cittadini di serie B”.

Trovo questi temi molto attuali in questo momento storico dove l’immigrazione è sulla bocca di tutti. In fin dei conti Eli Amir ci racconta di problemi di convivenza fra culture diverse, ed il protagonista del libro non è altro che un immigrato in una terra che dovrebbe essere sua ma che non riesce a sentire come tale.

Azzeccatissimo e provocatorio il titolo “E’ questa la terra promessa?” sottolinea, a  parer mio, come ciò che sembrava essere una destinazione non rappresenta altro che l’inizio di un nuovo viaggio.

 

 

 

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here