I leoni di Sicilia – Stefania Auci (2019)

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Ho comprato questo libro quando l’autrice è stata ospite in una libreria roveretana, la Libreria Arcadia, accaparrandomi una copia autografata. E che contenta… L’ho tenuto sulla libreria in bella vista attendendo il momento giusto per gustarmelo. Ero sicura che mi sarebbe piaciuto: sia perché in genere amo le saghe famigliari (una tra tutte quella dei Cazalet, di E. J. Howard), sia perché dopo l’uscita aveva avuto un bello slancio sulle classifiche e ne avevo sentito parlare positivamente. E invece delusione.

La storia era molto promettente, così come il presupposto di far rivivere le vicende di una famiglia storica siciliana, i Florio. Il titolo molto evocativo già mi dava l’idea della grinta con cui, di generazione in generazione, hanno costruito il loro impero. Ma tutto questo nel libro dove sta??

In primis non mi è piaciuto come è narrato… Ho trovato lo stile poco fluido, fatto di frasi brevi e volutamente d’effetto, a tratti quasi filosofeggianti, che cozzano con la genuinità dei personaggi e dei loro dialoghi in dialetto (che invece mi sono piaciuti molto). Il tutto reso ancora di più difficile comprensione dai continui e imprevedibili salti temporali che l’autrice fa all’interno della storia. Qui apro una piccola parentesi: di base mi piace quando la narrazione non segue una linea temporale retta, trovo che dia ritmo e metta curiosità – penso ad esempio a Fernando Aramburu in Patria, e alla maestria con cui si muove tra i vari personaggi e tra passato e presente – ma deve essere fatto bene! E secondo me qua l’autrice non è stata all’altezza. (Scusa, Stefania.)

Infine ho anche molte perplessità sulla trama stessa. Per quasi tutta la prima metà del libro è piatta e scarna, e anche proseguendo – seppur con qualche avvenimento in più – a parer mio rimane vuota e banalotta.

Facciamo un esempio. Tornando alla saga dei Cazalet (che se non ricordo male è composta da 5 volumi di circa 700 pagine l’uno, per carità) ricordo che all’inizio del primo volume è disegnato un albero genealogico. Figli, mariti, fratelli, sorelle, cugini.. aiuto. I personaggi sono tanti, di ognuno viene raccontata la vita e la personalità e il risultato è una trama fitta e complessa (e l’albero genealogico è di grande utilità per orientarsi durante la lettura) che mantiene lo stesso tenore in tutti e 5 i libri – o forse nell’ultimo rallenta. Invece ne I leoni di Sicilia i personaggi sono pochi e li conosciamo solo in relazione alla famiglia e al lavoro, ma di loro personalmente sappiamo pochissimo. Anche qui l’autrice ha inserito uno schema per spiegare i legami familiari… ma in fondo al libro. Di conseguenza mi sono accorta della sua esistenza solo quando ho finito di leggere l’intero romanzo, e mi sento di dire che è del tutto superfluo.

Non so se a questo volume ne seguiranno altri (mi viene da dire di si visto che si parla di “primo libro della saga dei Florio”) e se magari l’autrice ha voluto tenersi tutto il meglio per i romanzi a venire, ma con queste premesse non sono per nulla incuriosita al resto della storia.

 

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