Il processo – Franz Kafka (1925)

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Il protagonista di questo libro è Joseph K, un giovane uomo di buone speranze: un lavoro prestigioso in banca, una vita regolare e qualche amore passeggero.

Una mattina, appena sveglio, degli uomini piombano nella sua stanza arrestandolo per un crimine mai commesso e che mai gli verrà comunicato.

Da qui ha inizio la storia del suo processo e la fine della sua vita per come l’aveva sempre conosciuta.

Si trova a dover fare i conti con un sistema giudiziario corrotto, dove l’unica cosa che può aiutare ad avere informazioni in merito al processo sono le conoscenze e le raccomandazioni. Chiederà aiuto ai personaggi più improbabili senza mai riuscire nemmeno a sapere di cosa viene accusato.

Questo libro mi ha lasciato un’ombra di angoscia, forse per gli spazi angusti, fatiscenti e affollati dove mi ha portata – nulla a che vedere con i tribunali pomposi che affiorano alla mia mente appena penso alla “giustizia” – o forse a causa dell’aria viziata che mi ha fatto respirare.

Mi ha fatta sentire impotente, come una rametto trascinato suo malgrado dalla corrente di un fiume in piena, o come un solo soldato pronto a combattere contro un intero esercito.

Ho sentito la solitudine… quella che ti colpisce quando ti rendi conto che non hai nessun alleato in questa battaglia, sei solo e disarmato, e non ti resta che soccombere alla volontà di un sistema grottesco e tracotante che ti toglie fino all’ultima energia.

Ed infine la vergogna… per un crimine mai commesso ma che ormai ti senti cucito addosso. La vergogna che ti calza meglio del tuo miglior vestito, ti segue ogni giorno e mette radici profonde. Così profonde da essere la protagonista anche sul punto di morte.

Un’opera incompiuta di Kafka senza traccia di buonismo e di morale che scava nei sentimenti e nei luoghi più opachi.

Da leggere.

 

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