In tutto c’è stata bellezza – Manuel Vilas (2018)

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Questo libro ho ottenuto molti commenti favorevoli, e spinta dalla critica sono corsa ad acquistarne una copia. L’ho tenuto per settimane sulla libreria, in bella vista, pregustandomi il momento in cui lo avrei letto.

Mi duole ammettere che sono rimasta molto delusa, sarò una voce fuori dal coro ma a me non è piaciuto.

Più che un romanzo lo definirei un monologo dell’autore sulla sua vita, ma più nello specifico sulla sua vita famigliare e sulla morte dei suoi genitori.

I pensieri escono dalla sua penna a ruota libera: ricordi del passato, riflessioni sulla morte e sulla vita, nostalgia, rimorsi…

Sicuramente una volta che si prende un po’ di confidenza con i suoi fantasmi del passato si riesce ad apprezzare e comprendere meglio la sua scrittura, ma tutti i ragionamenti convergono sempre nella stessa direzione: la morte dei suoi genitori.

Il quadro di insieme che ne esce è quello di un uomo solo, pieno di rimpianti per le cose non dette, nostalgico. Non parla quasi mai del suo matrimonio naufragato, se non in correlazione con la madre ed il padre, e sembra dimenticarsi di aver avuto anche un fratello.

Dopo oltre 400 pagine, arrivata alla fine del libro, mi sono chiesta: Cosa ho letto fino ad ora? Oltre ad un quadro di insieme e a molti spunti (alcuni molto belli, lo ammetto), cosa mi è rimasto? Solo l’ossessione dell’autore per i genitori defunti.

Definiscono questo libro con una sola parola: RIDONDANTE.

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