La ferrovia sotterranea – Colson Whitehead (2016)

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La ferrovia sotterranea, vincitore di diversi premi, è stato un libro scelto dal gruppo di lettura per il ciclo “paura” e parla della schiavitù.

Dico subito due cose: la prima è che non ero molto entusiasta di questa lettura (avendo da poco letto Barracoon sullo stesso tema), la seconda è che secondo me il sentimento predominante non è la paura, ma la speranza.

In due parole si può dire che il romanzo racconta la vita e la fuga dalla piantagione del suo padrone di Cora, una schiava di origini africane. Ma forse in realtà la vera protagonista non è Cora, ma la “ferrovia sotterranea”: un tunnel scavato nel sottosuolo dagli americani abolizionisti per portare in salvo i fuggiaschi.

Una vera e propria ferrovia scavata negli scantinati delle case, da uomini pronti a rischiare la propria vita per dare una possibilità di libertà. Simbolo di speranza, mutuo soccorso, coraggio, civiltà… non è mai realmente esistita ma non è altro che la trasposizione della rete clandestina di persone che si creò per salvare chi tentava la fuga verso una vita migliore.

Si… leggo la paura nella violenza, negli spazi angusti, nel buio, nella fuga. Ma Cora non è impaurita, è resiliente, coraggiosa, forte, speranzosa… è vita.

Leggendo questo libro ho capito una cosa: sulla schiavitù c’è tantissima letteratura, ed ogni singolo libro mette in evidenza una sfaccettatura diversa della storia.

Questo per me è speranza.

In definitiva un libro meraviglioso e forte, scritto in modo scorrevole e che, privo di orpelli letterari, lascia spazio ai fatti.

 

 

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