La lentezza – Milan Kundera (1995)

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Inizialmente, dopo poche pagine, ho avuto l’impulso di interrompere la lettura di questo libro. Non riuscivo a trovare un filo logico alla storia, che non mi sembrava riuscisse ad assumere nessun significato.

Però ho proseguito… un po’ perché odio interrompere i libri a metà, ed un po’ perché Kundera è anche autore de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, che io ho amato.

“La lentezza”, a dispetto del titolo, è un libro veloce, lo si legge in un paio di giorni, molto simpatico.

Nella cornice di una serata in un castello francese, Kundera gioca con i personaggi facendo intrecciare storie d’amore e di passione presenti e passate. Si muove nello spazio, nel tempo, incurante di qualsiasi regola e logica. La storia passa dai sogni della moglie alla realtà facendone uscire un quadro quasi assurdo ma allo stesso tempo geniale.

Ma attenzione, non è un solo e semplice caos ordinato…

Ci sono delle bellissime riflessioni, una su tutte quella che da nome a questo romanzo: Kundera sostiene che si va veloci quando si portano addosso dei dolori (quasi sempre derivanti da qualche forma di piacere), ma quando invece si è sereni e non si ha nulla da cui scappare o da dimenticare, ci concediamo di andare lenti.

Ricordo inoltre con grande piacere un’altra frase:

“La parola pronunciata in un piccolo spazio chiuso ha un significato diverso da quello che la stessa parola assume quando risuona in un anfiteatro.”

Facendo quindi un rapido bilancio dico che sicuramente non è un libro per tutti, ma che allo stesso tempo può regalare qualcosa di bello.

 

 

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