Una donna – Annie Ernaux (1988)

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Edmondo de Amicis diceva “Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre.”

Ed è proprio da qui che ha inizio il romanzo di Annie Ernaux che, dopo la morte della madre, pagina dopo pagina ne dipinge un fedele ritratto.

Ci racconta di una donna di origini umili, che grazie al duro lavoro e ai sacrifici riesce a riscattarsi e a donare una vita migliore alla figlia: scuole migliori, università, migliori prospettive lavorative e condizioni sociali.

Ma tra le due si spezza qualcosa: si insinua tra di loro l’ombra sempre più ingombrante della diversità dei mondi a cui appartengono.

Città diverse, vite diverse… L’autrice ci racconta dapprima la lontananza, che si trasforma poi in solitudine sfociando in richieste d’aiuto fatte sottovoce tra le righe di lunghe lettere.

Il rapporto con la madre è sempre controverso, sofferto e mutevole in modo inversamente proporzionale. Sì, perché le esigenze di entrambe difficilmente riescono a coincidere nella trasformazione che la vita impone a due persone di età diversa.

Una presenza costante anche se ad intensità variabile, la sua scomparsa lascerà ad Annie un dolore sordo ed incredulo.

Personalmente amo lo stile di questa autrice, così delicato ed elegante, che si muove per flashback tra i suoi ricordi aprendoci con grande sincerità e umiltà le porte della sua dimensione famigliare.

Non tenta di falsare i lati meno lusinghieri, come non esalta quelli più meritevoli: dipinge imparzialmente un ritratto fedele, ed è così che ci regala immensa bellezza.

 

 

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